Qualche domanda sulla rimozione dei sampietrini a Roma, di Ilaria Falconi

Qualche domanda sulla rimozione dei sampietrini a Roma
Utilizzati per la pavimentazione della capitale dal XVI secolo sono ecologici, drenanti, riciclabili e a km zero
di Ilaria Falconi*

[7 Agosto 2020]

 

Il Comune di Roma ha un piano per la rimozione dei sampietrini dalle vie storiche a scorrimento veloce e trafficate, come, ad esempio, via Nazionale, viale Aventino e via IV Novembre, e la loro successiva ricollocazione in 113 vie, per lo più pedonali; nel dettaglio, è già stata completata la pavimentazione in asfalto in Via IV Novembre dopo la rimozione del selciato sull’intera careggiata, mentre in prossimità dei marciapiedi sulle cunette laterali sono stati riposizionati i sampietrini e installate nuove bocche di lupo per facilitare lo smaltimento delle acque piovane. Alcune domande sorgono spontanee.

È stato effettuato uno studio preliminare della natura geomorfologica e idrogeologica della superficie interessata dai sampietrini?

La natura del sottosuolo di Roma (ricco di acque libere di cavità naturali e artificiali) è all’origine di infiltrazioni e cedimenti di diverse gravità: gli interventi di risanamento stradale,quindi, devono tenere conto degli studi geologici e idrogeologici dei flussi di acque libere del sottosuolo della città.

Le strade andrebbero realizzate in relazione al traffico previsto, alla tipologia dei veicoli transitanti e, soprattutto, alla resistenza strutturale del sottofondo. Occorre sottolineare che le strade non sempre sono realizzate con la giusta sequenza e sovrapposizione di strati legati (sottofondo, base, collegamento e usura) di diverso spessore. La non corretta disposizione degli strati origina la formazione di vuoti all’interno che vengono riempiti con le prime piogge determinando il dilavamento dei materiali non legati sottostanti.

Infine, si rileva che la posa del nuovo asfalto dovrebbe essere eseguita solamente dopo aver effettuato un’analisi geologica, morfologia e dello stato delle strade in profondità ai fini della previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi. La natura del sottosuolo, infatti, è la prima causa delle voragini: i depositi alluvionali e i terreni di riporto non sono certamente rocce solide come il basalto ed il calcare.

L’identità storica della città è stata tutelata?

I sampietrini sono stati utilizzati per la pavimentazione delle strade di Roma dal XVI secolo. I sampietrini devono essere tutelati come bene storico ed architettonico, come già indicato dalla legge n. 1089 del 1939 che prevedeva, fra l’altro, la conservazione nei centri storici delle pavimentazioni originarie, ai sensi del D.L.vo n. 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni culturali e del paesaggio).
I sampietrini assicurano il continuum orizzontale e verticale che connette il patrimonio archeologico, i monumenti storici ed i palazzi della città.

I sampietrini sono ecologici, drenanti, riciclabili e a km zero in quanto le cave di selce non sono esaurite e, in casi di lavori di ripristino, i cubetti possono essere asportati, puliti e posati nuovamente innumerevoli volte.

La permeabilità e la traspirazione del terreno è resa possibile dagli spazi presenti tra i ciottoli. I sampietrini facilitano il convogliamento dell’acqua piovana verso le linee di compluvio.  Tuttavia, la capacità drenante è strettamente collegata alla tipologia di giunzione delle fughe adoperate.

I sampietrini, inoltre, sono resistenti agli eventi atmosferici (i.e. gelo o calore) e si adattano molto facilmente alle irregolarità del terreno (ad es. cambi di pendenza o curve). I sampietrini, essendo di materiale naturale, sono prodotti con emissioni di anidride carbonica pressoché nulle, a differenza della pavimentazione in asfalto. Nondimeno, la manutenzione del sampietrino è più costosa e difficile rispetto all’asfalto, ma ha una durata di vita più elevata.

L’elemento in selce reagisce alle sollecitazioni veicolari non solo singolarmente, ma unitamente agli altri componenti il selciato. La resistenza offerta dalla tessitura complessiva non è una somma delle resistenze dei singoli pezzi, ma la risultante di una sinergia dovuta al corretto posizionamento dei selci. Infine, il sampietrino disperdendo il calore della città influisce positivamente sull’isola di calore[1].

Conclusioni: come valorizzare il sampietrino?

  • Occorre effettuare una corretta posatura e sigillatura dei selci al fine di garantire il loro potere drenante e la loro resistenza agli agenti esogeni e all’intenso traffico veicolare. Le tipologie ideali di sigillatura sono con pietrisco di basalto, cd.“risello”, o in resina poliuretanica monocomponente a bassa percentuale di isocianato. Per quanto concerne la prima soluzione si rileva che ha molte peculiarità positive in quanto assorbe le vibrazioni e resiste alle spazzatrici meccaniche, al traffico intenso e alla circolazione dei mezzi pesanti.
    Infine, l’accostamento dei selci permette una corretta permeabilità delle acque meteoriche e la vicinanza dei selci garantisce una resistenza meccanica. Tuttavia, occorre mantenere una distanza tra i selci non superiore a 8 mm.

    La sigillatura in resina poliuretanica monocomponente a bassa percentuale di isocianato permette il drenaggio ed è resistente alle dilatazioni termiche e alle macchine spazzatrici. Inoltre, è ideale per le corone di rotatorie e per il traffico veicolare intenso e pesante.La sigillatura in resina, infine, è fonoassorbente, ad asciugatura rapida e in grado di mimetizzare eventuali interventi di riparazione e ripristino.

  • Occorre predisporre un progetto in grado di risolvere le problematiche inerenti l’attualegestione dei sampietrini: assenza di manutenzione, errata sigillatura dei giunti, errata disposizione dei sampietrini, assenza del personale qualificato (selciarolo) per la posa e la manutenzione dei sampietrini ed assenza del personale (selciatori) per l’estrazione, la lavorazione e la realizzazione dei selci;
  • Occorre prevedere dei corsi di formazione professionali regionali al fine di sviluppare il settore dell’artigianato locale e di incrementare l’occupazione.

Il sampietrino è molto più sollecitato rispetto al passato, ma tale pietra rappresenta un simbolo della città di Roma. Il sampietrino può essere adattato alle esigenze attuali grazie all’ausilio di moderne tecniche di posa, coadiuvate da una regolare ecorretta manutenzione.

[1]L’isola di calore è l’effetto più noto dell’urbanizzazione sul clima locale.Con il termine isola di calore si indica la differenza di temperatura tra un’area urbana e le aree rurali che la circondano. L’isola di calore, quindi, determina un aumento della temperatura dell’aria spostandosi dalle aree rurali al centro di una città. L’isola di calore sviluppa le circolazioni toroidali e determina un’aria più secca, inquinata, calda e turbolenta.

 

Articolo originale su GreenReport.it

*Tecnico ISMEA presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Consigliere Nazionale SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale), Consigliere SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) Sez. Lazio

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