Sampietrino © ph Valentina Cinelli

Tutte le buche portano a Roma

panorama.it – 19 divembre 2006

TRASPORTI – L’ETERNO PROBLEMA DELLA CITTÀ ETERNA
In Europa è la capitale con il più alto numero di incidenti mortali. La colpa? Le strade eternamente dissestate

Ci sono quelle a spina, quelle profonde, quelle che sembrano un’impronta e quelle che assomigliano a una duna, quelle a canale e quelle a voragine, quelle a crepa e quelle a fessura, quelle un po’ sul marciapiede e un po’ sullo stradone e quelle così larghe che non si capisce più dove finiscono.
Roma ha un problema: le buche.

È una situazione così radicata che la gente si è quasi rassegnata e ci scherza su. «Perché ti accorgi delle buche» dicono nella capitale della foppa «solo quando ci sei finito dentro almeno una volta».
C’è chi si vanta dicendo «io le conosco tutte», e chi, ignaro della mappa completa, è costretto a ricorrere alle costose riparazioni di un meccanico (se non peggio). Per risolvere il problema chi può compra un fuoristrada.
Qualcuno le ha classificate e qualcun altro le ha fotografate.
Non poteva mancare però, nell’era di internet, chi le ha raccolte, archiviate e messe online. Come il sito www.bukenbike.it, che ha selezionato le più «pittoresche» della capitale e le ha anche esposte in una vera e propria mostra (si è svolta a settembre a Roma presso il centro Athlon), e che sono state riproposte un mese fa (il 12 novembre) in occasione della Prima giornata dei diritti di strade e marciapiedi.

Le buche a Roma non sono una novità. È da vent’anni che la situazione non cambia. Va detto che il Comune qualche tentativo per risolvere la situazione lo ha fatto. Anche con stanziamenti importanti.
Già nel gennaio 2005 il sindaco di Roma Walter Veltroni aveva destinato 33 milioni di euro per provare a dare una sistemata al manto stradale della capitale. Si parlava di 160 chilometri di asfalto e si parlava anche di rimettere a posto il selciato (sampietrini) in via dei Fori Romani.

Poche settimane fa è stata inoltre indetta una gara d’appalto per la manutenzione di altri 800 chilometri di strade romane.
I lavori sono cominciati ma, a quanto pare, gli sforzi non sono sufficienti. Sarà pur vero che a Roma le buche si autogenerano: sono causate, dicono, sia dalla struttura instabile del terreno sia dalle falde acquifere.
Però è anche vero che restano lì. Con soddisfazione di chi non vuole vedere sostituiti i sanpietrini dall’asfalto.
Come un gruppo di nostalgici delle strade all’antica con tanto di sito internet che si chiama www.sampietrino.it.
Secondo un sondaggio commissionato dalla Ipr Marketing per conto della Fondazione Luigi Gruccione (presentato alla Camera dei deputati a novembre), il 93 per cento degli italiani è certo che la principale causa degli incidenti stradali sia da attribuire alla cattiva manutenzione delle strade.

Dal sito www.bukenbike.it, che ha selezionato le buche più «pittoresche» della capitale e le ha anche esposte in una vera e propria mostra

E non può essere certo un caso se, secondo i dati Eurostat, tra le 14 capitali più importanti d’Europa, quella che detiene il più alto numero di morti sulle strade è proprio Roma: la media è di 8,37 vittime ogni 1.000 abitanti.
Un tragico primato se si pensa che Copenaghen, seconda città più pericolosa tra le selezionate dall’Eurostat, ha una media di sei volte inferiore rispetto a quella della capitale italiana: 1,46 morti ogni 1.000 abitanti.
E se Roma è la città europea con più morti per le strade, il municipio più pericoloso dell’Urbe è il numero 8, quello che si trova nella zona di Tor Bella Monaca; quello che comprende anche viale Palmiro Togliatti, via Casilina, via Prenestina e via Tiburtina.

Ed è proprio da questa zona che arrivano sui quotidiani locali lettere di protesta che imputano alle buche la principale causa di incidente stradale. Non è l’alcol o il traffico, ma le buche. Oppure tombini sporgenti, crepacci, voragini, avvallamenti.
E non serve che il Comune assicuri che presto verranno risolti problemi per 800 chilometri di strada, se poi si dimentica che ne rimangono ancora 4.600, molti dei quali si trovano, ancora oggi, in condizioni proibitive.
Ironia della sorte: la scorsa settimana il Comune capitolino ha presentato il primo campo da golf pubblico d’Italia. Altre 18 buche.

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