Sampietrino © ph Valentina Cinelli

Roberto, “selciarolo” da tre generazioni

SAMPIETRINI: ROBERTO, ‘SELCIAROLO’ DA TRE GENERAZIONI/ANSA
NOSTRO LAVORO CONTINUI AD ESSERE UTILE PER CITTA’ (ANSA) – ROMA, 3 ago

I sampietrini, selci romani, sono blocchetti di lava effusa dall’antico Vulcano Laziale del Colli Albani e lavorata in pezzi di varie forme e dimensioni dai ‘selciatori’. La pavimentazione in selce, a Roma esiste dall’epoca Repubblicana ed Imperiale, ma leggenda metropolitana vuole che la prima pavimentazione con piccoli elementi regolari sia stata realizzata solo alla fine del XII secolo, in Piazza San Pietro, di qui il nome ‘sampietrini’.
Roberto Giacobbi non e’ un ‘selciatore’, ovvero non produce artigianalmente sampietrini, ma un ‘selciarolo’, un posatore, che e’ il mestiere tradizionale di disporre i sampietrini sulle sedi stradali. ‘Oggi i selciatori a Roma praticamente non esistono piu’, sono scomparsi definitivamente una ventina di anni fa, da quando hanno deciso di utilizzare le giacenze e nessuno ne aveva piu’ bisogno – dice Roberto con un po’ di malinconia – Siamo rimasti solo noi, che lavoriamo con le giacenze, ma su tutta Roma in tutto non superiamo la cinquantina’.
Roberto fa il posatore dal 1978, ma la sua famiglia porta avanti questa tradizione da piu’ di 70 anni, tramandandosela per tre generazioni. ‘Siamo una delle piu’ anziane aziende per la posa in opera del sampietrino – dichiara con orgoglio – Io ho imparato da mio padre, che ha sua volta ha imparato da mio nonno. Ma la verita’ e’ che questo mestiere non si finisce mai di imparare. E’ difficile’, aggiunge.
‘Il sampietrino deve essere messo, battuto, poi ribattuto. E ogni strada e’ diversa dall’altra – spiega – Agli inizi degli anni sessanta a Roma si doveva rifare via Nazionale e noi ‘selciaroli’ romani non eravamo capaci di fare gli archi contrastanti, allora sono venuti appositamente dalle cave di Trento’.
Roberto, sia per tradizione che per lavoro, e’ affezionato ai sampietrini e non sopporta di vedere colate di asfalto laddove sente ancora viva l’identita’ della sua citta’ e della sua famiglia: ‘L’ultimo lavoro che abbiamo fatto, e’ su tutta Piazza Venezia, ci abbiamo messo sei mesi e lo abbiamo consegnato il 30 marzo; prima abbiamo fatto tutto il percorso da Largo Argentina fino a Montecitorio. E ora chi lo sa se lavoreremo piu’?’ Il progetto del Comune di asfaltare altre zone del centro di Roma, tra cui via Nazionale, lo spaventa: e’ convinto che quei sampietrini non verranno piu’ riutilizzati. ‘Quelli che hanno tolto l’estate scorso vicino al Tevere dove sono? Io non ho visto nessuno ricollocarli nelle zone del centro storico, come avevano promesso’.
Roberto, oggi, nella sua azienda lavora con una decina di ragazzi a cui ha insegnato il mestiere, e vorrebbe fondare una scuola di ‘posatori’: ‘non voglio finanziamenti ne’ aiuti.
Vorrei solo che qualcuno venisse a documentare il lavoro che faccio e, soprattutto, che questo lavoro continui a essere utile alla mia citta’ ‘. (ANSA).

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