Sampietrini: difenderli o rimuoverli?

Di Valentina Nicolò

A due passi da casa mia l’ultimo pezzo di storia di Roma sta per essere conquistato dalla modernità spicciola e degradante: il manto stradale composto da sampietrini che ricordavano un passato fatto di glorie e conferivano al quartiere un fascino romantico sarà ricoperto da una colata di asfalto, una delizia per scorrere velocemente con automobili e motociclette ma che, di certo, non avrà lunga vita.

Sampietrini sì o sampietrini no? I lavori che interessano la mia zona (v.le di Villa Pamphili) mi fanno interrogare sull’importanza o meno di questi cubetti di porfido che per secoli hanno abbellito le strade di Roma, mentre oggi sono abbandonati al loro destino di ‘serci’.

Un pò nostalgica lo sono, lo ammetto, ma di fronte alle voragini che si aprono ogni giorno nelle strade romane, alzo le mani anche io e non c’è passato che tenga. Cancellarli completamente però non si può, e il centro dovrebbe essere il migliore rappresentante di questo pezzo di storia.

La parola sampietrino deriva appunto da San Pietro e indicava gli operai che lavoravano alla manutenzione della basilica. I selciaroli, invece erano coloro che si occupavano della disposizione di questi blochetti di basalto. E’ dal 1725 che questi ultimi prenderanno il nome più illustre di ‘sampietrini’( al posto di ‘serci’): le strade di Roma all’epoca erano dissestate come oggi, e dato che il povero Papa aveva rischiato di ribaltarsi con la sua carrozza si decise di lastricare piazza San Pietro con questi caratteristici blocchetti.

Manteniamo i sampietrini nei luoghi dove sono stati posti originariamente e soprattutto nelle aree pedonali. Per le strade trafficate del centro è bene asfaltare. Questa la soluzione per un problema che non verrà mai risolto se la parola ‘manutenzione’ non comincia ad entrare nel vocabolario dell’amministrazione capitolina…

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