I primi “selciati” appaiono nella tradizione romana in età abbastanza moderna: inventati nel Cinquecento per far scivolare meglio le carrozze, poiché in grado di essere levigato dall’attrito dei carri, hanno preso il nome di “sanpietrini” o “sampietrini” perché i primi furono messi appunto in piazza San Pietro.
Papa Sisto V, passato alla storia come il “papa urbanista”, nel il 1585 li usò per la prima volta per lastricare la neonata Via Sistina.
Qualche secolo più tardi, nel 1736, fu Papa Clemente XII Corsini a fare un largo uso di questi blocchetti per le strade principali dei rioni (allora ancora 14) e su Via del Corso, dove nei giorni delle corse venivano ricoperti con sabbia e trito di tufo.
L’uso del sampietrino per lastricare le strade soprattutto di Roma si fa via via più frequente nei secoli XVII e XVIII. Con l’Unità d’Italia il sampietrino diventa un materiale molto richiesto.
A piazza Navona, dopo la Breccia di Porta Pia (1870), fu rinnovata la pavimentazione con la costruzione di un grande marciapiede centrale in sampietrini.
Qualche secolo più tardi, nel 1736, fu Papa Clemente XII Corsini a fare un largo uso di questi blocchetti per le strade principali dei rioni e su Via del Corso. Curioso è un dettaglio dell’epoca: durante i giorni del Carnevale Romano e delle corse dei cavalli, i blocchetti venivano ricoperti con un trito di sabbia e tufo. Il motivo? Evitare che persone e animali potessero scivolare sul lastricato.
Nel 1725, Monsignor Ludovico Sergardi, prefetto ed economo della Fabbrica di San Pietro, si trovò a dover gestire le pessime condizioni in cui versava la piazza antistante la Basilica. Per risolvere il problema alla radice, decise di farla lastricare interamente con i tipici blocchetti di leucitite. Da quel momento, per tutti, diventarono i “sampietrini”.
A Montecompatri fu fondata, il 14 dicembre del 1890, la “Cooperativa dei Selciaroli di Alfedena”, operai specializzati giunti a Roma al tempo in cui la Capitale d’Italia espresse un enorme fabbisogno di manodopera specializzata per la pavimentazione stradale dei nuovi quartieri in costruzione.
La cooperativa sorse per volontà degli stessi selciaroli provenienti dal paesino abruzzese di Alfedena per lavorare alle cave di basalto site in località Laghetto all’altezza del ventesimo chilometro della via Casilina.
Lì si stabilirono e fondarono la frazione di Laghetto che oggi rappresenta il più importante centro industriale di Monte Compatri.
Ancora nel ’27 oltre la metà delle strade di Roma era lastricata in sampietrini.
I sampietrini furono molto usati, in modo improprio e come dimostrano certe immagini del Pinelli, o come dicono alcuni sonetti del Belli e canzoni popolari romanesche (per esempio “Sora Menica”), in tutte le rivolte di piazza o nelle sassaiole tra i diversi rioni.

