Sampietrino © ph Valentina Cinelli

Non toccate i sampietrini ma nessuno li sa riparare

Paolo Portoghesi e Eugenio La Rocca: ‘Il problema vero è la manutenzione’
di Renata Mambelli 30 marzo 2007, La Repubblica, ROMA

Ma è davvero tutta colpa dei sampietrini? Oppure la verità è che nessuno sa più farne una manutenzione adeguata, tramutandoli in una trappola per moto e sospensioni? La domanda la pongono due voci autorevoli: quella dell’ architetto Paolo Portoghesi e quella del Soprintendente ai beni culturali di Roma Eugenio La Rocca, che partono tutti e due da una premessa: i sampietrini non sono un particolare qualunque dell’arredo urbano.

«I sampietrini sono un elemento importante del nostro ambiente cittadino», sostiene La Rocca, «per questo abbiamo cercato di riproporli nel centro storico. è vero però che è sempre più difficile trovare chi sappia farne la manutenzione. Capita sempre più spesso che un pavimento di sampietrini appena messo si deteriori in pochissimo tempo, e le buche continue per le condutture del gas, o per i cavi elettrici, creano molto danno nel selciato». Ma è anche vero, aggiunge, che «per traffico e vibrazioni via Nazionale è la situazione più grave in assoluto in città».

E allora? «Direi che bisogna pensare una volta per tutte all’ assetto complessivo del sistema stradale, non a pezzi, ma con una soluzione congiunta che possa andare bene dappertutto». Insomma, qualsiasi cosa si decida di fare, è meglio farlo in modo uniforme. Difende i sampietrini anche l’ architetto Paolo Portoghesi. «I sampietrini di via Nazionale sono di porfido», spiega, «vengono dalle cave intorno a Bolzano. Ora sono molto cari, anche perché molte cave sono state chiuse. Secondo me il Comune dovrebbe aprire in proprio una cava, oppure fare in modo che i privati ne aprano una. Si potrebbe magari studiare un sistema per produrli meccanicamente. E si potrebbe anche cercare un modo diverso di posarli: invece che sull’ arena su un supporto solido. Perché oggi le buche si formano proprio perché il sampietrino, sollecitato dal peso degli autobus, slitta sull’arena».

Per l’architetto ci vuole uno sforzo di fantasia: «E’ così importante mantenere l’elemento sampietrini che bisognerebbe studiare il modo per poterne fare una manutenzione più regolare, come d’ altronde si fa con l’ asfalto. Il sampietrino fa parte di quegli elementi che rendono Roma diversa dalle tutte le altre città. Nel momento aureo dell’ uso dei sampietrini, negli anni ‘ 20, ce n’ erano di diversi formati: quelli 10 per 10, i più diffusi, ma anche quelli 30 per 30, che servivano da marciapiede in assenza dello scalino. Era una cultura della città, che cominciava da questo elemento del paesaggio urbano, come accade oggi a Berlino, dove le pavimentazioni stradali sono una presenza visiva molto importante».

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