Sampietrino © ph Valentina Cinelli

Appello al ministro Rutelli

Appello al ministro Rutelli: l’Uesco salvi i sampietrini
di Renata Mambelli
30-LUG-2006 La Repubblica, cronaca di Roma

SAMPIETRINI salvati dall’Unesco? È quello che chiede il presidente dell’Istituto Italia, Giuseppe Sorrenti, in una lettera rivolta al ministro dei beni culturali Francesco Rutelli. Solo una delle molte voci di protesta che si sono levate alla notizia che il Campidoglio ha avviato i lavori per rimuovere il vecchio selciato da via Nazionale e da altre zone del centro di Roma: largo Santa Susanna, via Bissolati, piazza Santa Maria Maggiore. Un provvedimento, aveva spiegato, l’assessore Giancarlo D’Alessandro, preso per«razionalizzare la pavimen-tazione esistente e eliminare, nei casi limitati in cui si verifica, il fenomeno delle vibrazioni che si riflettono sugli edifici». E che si inserisce nella campagna di sostituzione dei sampietrini che ii comune ha avviato già da qualche anno, riducendo progressivamente la presenza di questo tipo di pavimentazione, giudicata pericolosa e causa di cadute per moto e motorini e
costosa per i lavori di manutenzione che richiede.
Ma al vecchio sampietrino i romani si sono ormai abituati — fu introdotto a Roma circa un centinaio di anni fa — e ci rinunciano malvolentieri. Cosi, mentre solo i residenti nel centro storico sembrano soddisfatti lamentando, oltre alle vibrazioni, rumore, buche, e continui lavori di aggiustamento, associazioni e istituzioni culturali si sono levate in difesa del sampietrino. Tra le prime Italia Nostra: «Togliere i sampietrini da via Nazionale? No grazie. Siamo contrari al fatto che vengano rimossi dal centro storico di Roma, tanto più da una strada prestigiosa come è via Nazionale». Così Mirella Belvisi, consigliere nazionale e responsabile della sezione di Roma dell’associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, che spiega che Italia Nostra ritiene che «l’abitudine di togliere i sampietrini si stia ampliando in modo in accettabile nella capitale» e chiede che
il Comune adotti «un piano complessivo chiaro di quanti sampietrini si vogliono eliminare dalla città». Per questo Italia Nostra vuole trasparenza: «Sia sul piano delle rimozioni, sia su quale fine facciano i sampietrini, che vanno salvaguardati come bene storico».
E proprio sul valore storico del sampietrino fa leva Giuseppe Sorrenti, presidente dell’Istituto Italia, che in una lettera-appello al ministro Rutelli chiede che il selciato romano diventi patrimonio storico dell’Unesco e sia per questo salvaguardato. «Le scriviamo riguardo la recente iniziativa comunale di Roma che intende rimuovere dal centro storico di Roma, e in particolare da via Nazionale, il lastricato classico di Roma, il sampietrino. Riteniamo che quest’ultimo sia un tratto culturale peculiare della storia della millenaria città di Roma. Crediamo che il sampietrino vada tutelato», scrive nella lettera, «come va tutelata la storia e la cultura di Roma. Le chiediamo pertanto, nella sua funzione di ministro che tutela i beni culturali del nostro Paese, di farlo anche in questa occasione tutelando il sampietrino e così, di fatto, la storia e i beni culturali di Roma. Le chiediamo di avviare le procedure per riconoscere il classico “selcio” romano come patrimonio dell’umanità e dell’Unesco e, al contempo, di arrestare lo scempio culturale che oggi si vuole mettere in opera». Altrimenti, sostiene, succederà quello che è accaduto circa un anno fa, quando «analoghi annunci dell’amministrazione comunale di Roma relativi alla rimozione dello storico “selcio” romano fecero il giro del mondo sulle cronache di giornali e televisioni». Piuttosto, aggiunge, è meglio che i fondi destinati alla rimozione «siano utilizzati per mettere in sicurezza e manutenzione il classico lastricato romano come andrebbe fatto per qualunque asfalto normale rendendolo di fatto poco dissimile dagli altri lastricati in termini di sicurezza»

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