Sampietrino © ph Valentina Cinelli

Certi restauri non hanno migliorato nulla, anzi

La Regina: è meglio così si evitano pericoli maggiori.
«Certi restauri non hanno migliorato nulla, anzi. Guardate Campo de’ Fiori»

di Lilli Garrone
CORRIERE DELLA SERA – Cronaca Roma, 02-NOV-2005

«Mi sembra una saggia decisione. Quella di usare la massima prudenza prima di introdurre qualsiasi trasformazione». Adriano La Regina, che da sovrintendente archeologico si era strenuamente opposto alla sparizione dei marciapiedi da piazza Navona, ritiene giusta la nuova «svolta».
Perché è così importante che restino i marciapiedi?
«Perché è un assetto ormai consolidato, che risale agli anni dopo il 1870. È un aspetto che conosciamo, storicizzato e non vedo ragioni per mutarne l’aspetto estetico. Nessuno ha mai detto, vedendo piazza Navona, che così è “brutta”».
E l’idea di riportare le fontane alla quota originaria?
«Mi sembra una differenza irrilevante, sono in tutto venti centimetri, tanti quanti l’altezza del marciapiede. Non c’è ragione per un cambiamento tanto importante. E poi laddove questi interventi sono stati fatti, come ad esempio a Campo de’ Fiori, la situazione non è visibilmente migliorata, anzi è peggiorata».
Perché?
«Uno dei motivi è la ricollocazione dei sampietrini con un pessimo metodo che potremmo dire di “cementificazione”. Quando vengono fatte queste risistemazioni i sampietrini, prima solo battuti nella sabbia, in modo che l’acqua potesse essere assorbita dal terreno, sono invece tenuti insieme anche con una sorta di cemento. E questo cambia perfino il colore della pavimentazione».
Quali allora gli interventi che andrebbero fatti?
«Se vi sono le infiltrazioni d’acqua nell’abside della chiesa di Sant’Agnese in Agone, va risolto il problema, senza per questo disselciare 270 metri di piazza. Basta la normale manutenzione come da 130 anni a questa parte».
Inoltre?
«Ritengo più urgente quello che il sindaco ha giustamente deciso. Un intervento sull’uso della piazza. Perché è un problema cronico di questa città quello dei tavolini che straripano da tutte le parti, non solo rendendo inagibili i luoghi, ma con una certa prepotenza, stravolgendone forma e carattere».

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