Selciaroli

L’Associazione Selciaroli Romani nasce da un percorso lavorativo ed umano intrapreso da Aldo Giacobbi nel lontano 1960, quando da semplice “cottimista”, operaio alla giornata, iniziò questo mestiere lavorando al ripristino di strade storiche di Roma come la Prenestina o la Casilina, e già aveva compreso che il suo non era un semplice lavoro da operaio, ma una vera e propria arte da tramandare alle generazioni successive.

Da allora il cammino che ha portato la famiglia Giacobbi (prima con Aldo e successivamente con suo figlio Roberto) ad avere un’Impresa specializzata nella realizzazione di strade con i sampietrini è stato lungo e ricco di sacrifici e soddisfazioni , e proprio per questo non ha mai accantonato il sogno di Aldo Giacobbi: far comprendere quanto un mestiere come quello del selciarolo, abbia nel suo dna l’arte la cultura e pertanto ci deve essere l’obbligo morale di conservarlo e tramandarlo.
Progetto che si è concretizzato oggi con Ilaria Giacobbi, nipote di Aldo, presidente dell’Associazione Selciaroli Romani costituita insieme a Giovanni e Filippo De Filippis.
All’Associazione si sono aggiunti Catia Lilli, Maurizio Rea, Raffaele Trillicoso, Tiziano Odorizi e Stefano Sartori, Manlio Toti e Francesco Paoletti: tutti condividono l’idea che sia fondamentale avere un ricambio generazionale dei selciaroli, ma che allo stesso tempo siano specializzati e non improvvisati, perché per l’importanza storica delle strade su cui si va ad intervenire non vengano “deturpate”.

Conosciamo tutti il contesto storico-economico che ci vede protagonisti, e soprattutto in una città come Roma, i soldi investiti nei lavori pubblici sembrano essere sempre troppo pochi: in realtà non è così ma la nostra città è immensa ed il ripristino dei lastricati romani con i sampietrini è sicuramente più complesso e costoso dell’asfalto. Questo, di conseguenza ha fatto radicare nella mentalità collettiva dei cittadini romani, la convinzione che rimuovendo il sampietrino si risolverebbe il duplice problema della scomodità e del costo. In realtà riducendo tutto questo ad un semplice “pro o contro il sampietrino”, si sottovalutano aspetti che arrecherebbero un danno alla città di Roma di natura ambientale, culturale e storico-artistica, se si operasse con la loro rimozione. In primis il tasso di inquinamento aumenterebbe a causa delle esalazioni nocive dell’asfalto (di composizione chimica) rispetto al sampietrino, un blocco di pietra naturale lavorato artigianalmente; successivamente si deve comprendere quanto una città come Roma sia un museo a cielo aperto, che ci parla con i suoi resti e le sue rovine di un passato glorioso e difficile e che trasuda storia da ogni parte di essa… compresi sampietrini.

Così come per restaurare un quadro, una statua e una chiesa, o studiare un sito archeologico, occorrono esperti professionisti, per intervenire su un lastricato romano si devono adottare le stesse misure. Questo lo scopo dell’Associazione: far comprendere a chi ancora si batte per la rimozione del sampietrino, quanto ci sia di storico-artistico in un mestiere come quello del selciarolo che quotidianamente lavora sapendo che forse, un giorno, anni di passione messi in ciò che ha fatto saranno cancellati da una colata d’asfalto e che, peggio ancora, il Cupolone non impererà fiero sui “suoi Sampietrini”.

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