La petizione
Il testo completo della petizione
il Comune di Roma intende smantellare la pavimentazione in sampietrini sostituendola con l’asfalto da molte strade di Roma, come Via Nazionale o Via Santa Croce in Gerusalemme, adducendo motivazioni di ordine tecnico e sostenendo che i sampietrini non sono adatti alle vie di alto scorrimento poiché non reggono il peso del traffico veicolare.
le motivazioni addotte sono state confutate nel corso del convegno “Il sampietrino e la città” dello scorso 8 maggio in cui, tecnici ed esperti di fama internazionale come Paolo Portoghesi e Giorgio Muratore, hanno affermato esattamente il contrario, cioè che i sampietrini, delle giuste dimensioni (12×12cm. di testa, 18cm di altezza, 7×7cm di coda), se montati “a regola d’arte”, con una corretta dimensione dei giunti e con una sigillatura per così dire “elastica”, in modo da permettere piccoli spostamenti prodotti dalle sollecitazioni indotte dai pneumatici, risultano avere una eguale, se non maggiore, capacità di resistenza al traffico rispetto all’asfalto.
Per le strade di traffico intenso, l’allettamento dei sampietrini viene realizzato su di un massetto in cls armato con rete elettrosaldata e che questa soluzione, spesso considerata migliore, in quanto eviterebbe cedimenti differenziali tra le parti sollecitate dal traffico, comporta però, sicuramente una maggiore, se non una amplificazione, delle vibrazioni prodotte dai mezzi pesanti trasmettendole agli edifici più prossimi, in quanto il massetto, elemento rigido, viene realizzato in aderenza ai fabbricati.
Differentemente, l’allettamento in arena consente piccoli spostamenti degli elementi durante il passaggio dei veicoli, permettendone, con un meccanismo tipo pendolo rovescio, la riassunzione della posizione di equilibrio originaria, ed attutendo la distribuzione le tensioni agli elementi adiacenti, eliminando, in questo modo, il problema delle vibrazioni, come avviene per esempio in Via Petroselli in cui gli edifici non subiscono alcun tipo di sollecitazione.
Per ciò che riguarda la presenza di buche ed avvallamenti sui selciati, i risultati di una ricerca pubblicata, effettuata dall’Università di L’Aquila, riguardante le pavimentazioni in porfido, calcare e lava presenti nel centro storico di L’Aquila, hanno dimostrato la stretta correlazione tra degrado delle pavimentazioni storiche (in termini di avvallamenti e cedimenti) con il numero dei sottoservizi impiantistici presenti e con le discontinuità profonde del sottofondo delle pavimentazioni, poiché l’elevata presenza di sottoservizi favorisce il dissesto delle pavimentazioni a causa dei lavori legati all’apertura della trincea ed alle successive operazioni di ripristino della pavimentazione, e che questo problema accomuna sia le pavimentazioni in sampietrino sia in asfalto.
L’unico fenomeno prodotto, al lungo andare, dall’attrito radente provocato dai veicoli sul selciato, consiste nell’arrotondamento della testa dei selci e non in un loro dissesto.
Per la riqualificazione delle strade e piazze del centro storico vengono utilizzati selci di recupero, prelevati da strade, poi asfaltate, situate al di fuori del suddetto centro storico e che gli elementi vengono divelti e ricollocati nella nuova sede senza subire alcuna rilavorazione ed integrati con elementi nuovi, per di più guide, di provenienza estranea alla tradizione romana.
In passato, nei Magazzini Comunali di Testaccio, venivano effettuate le rilavorazioni degli elementi usurati, consistenti nella riquadratura, la rintestatura, la rifilatura, lo sbassamento e la profilatura, che queste lavorazioni, apportate sui selci usurati, venivano effettuate per regolarizzarne le superfici, ripristinandone la funzionalità, e che i selci usurati, quindi, venivano ricollocati sulle strade assumendo una rinnovata funzionalità.
Tutta questa mancata opera di manutenzione ordinaria, che in alcuni casi non viene effettuata da più di dieci anni, produce sulle strade in sampietrini i dissesti che i cittadini ben conoscono.
La pavimentazione in selci ha bisogno di una manutenzione più dilazionata nel tempo rispetto all’asfalto che, a sua volta, necessita di interventi più frequenti senza i quali non garantirebbe una corretta funzionalità.
Il sampietrino è sicuramente un elemento costruttivo molto più ecologico rispetto all’asfalto bituminoso, poiché permette di “lasciar respirare il terreno” grazie agli spazi tra un blocco e l’altro e, sottoposto a calore intenso, non rilascia pericolosi fumi nocivi per la salute, in quanto costituito esclusivamente da pietra naturale (leucitite melilitica) derivante direttamente dalle cave.
La confutazione delle motivazioni tecniche addotte dal Comune di Roma dimostra un particolare accanimento “culturale” verso la tipica pavimentazione in selci.
La pavimentazione in sampietrini ci parla innanzitutto della geologia e della storia del territorio su cui è fondata Roma. I selci romani sono infatti frammenti di quella lava, effusa dall’antico Vulcano Laziale dei Colli Albani, che è stata spaccata a colpi di mazza dai selciatori in pezzi di varie forme e dimensioni e disposta dai selciaroli sulle sedi stradali romane.
La pavimentazione in selce, a Roma, esiste dall’epoca Repubblicana ed Imperiale, da quando si incominciò a pavimentare le strade più importanti con pezzi di forma pentagonale e di grandi dimensioni (i basoli), per proseguire in epoca Medioevale e Rinascimentale con elementi più piccoli di forma irregolare, simili a scaglie di selce, più facili da trasportare e maneggiare.
Il periodo dell’Illuminismo ha introdotto una pavimentazione formata dagli stessi elementi in selce, ma dalla forma regolare, “standardizzata”, con l’uso di blocchetti dalle dimensioni prefissate e con la creazione del tipico sampietrino come noi lo conosciamo.
Il sampietrino, come ribadito da molti esponenti del mondo culturale, rappresenta per quanto detto finora la “faccia orizzontale” della città e, parimenti alle facciate degli edifici storici, va tutelato come un bene storico ed architettonico, come già previsto dalle disposizioni della legge n. 1089 del 1939 che prevedevano, fra l’altro, la conservazione nei centri storici delle pavimentazioni originarie, ai sensi del D.L.vo n. 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni culturali e del paesaggio).
Utilizzare il sampietrino esclusivamente per le zone pedonali del centro storico ed eliminarlo dalle strade della periferia equivale a decretare una classifica tra le diverse zone di Roma a discapito, ovviamente, di quelle periferiche.
Ultimamente vengono utilizzati, per le pavimentazioni pedonali, dei selci non provenienti dalle cave dei Colli Albani, addirittura importati da paesi asiatici, costituiti da materiale lapideo qualitativamente scadente e che ciò spesso comporta una immediata frantumazione degli elementi appena sollecitati anche solo dal passaggio pedonale.
La politica sui sampietrini intrapresa dal Comune di Roma sta portando alla scomparsa di antichi mestieri artigianali quali i selciatori ed i serciaroli, senza le cui capacità e professionalità sarà impossibile in futuro realizzare strade con il tipico selciato.
Per i motivi espressi in premessa
CHIEDONO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
di intervenire sulle autorità comunali al fine di salvaguardare Via Nazionale, facendo modificare il progetto di eliminazione totale o parziale dei sampietrini con una nuova posa fatta a regola d’arte e facendo garantire un piano di manutenzione a tutela della residenzialità e dell’immagine di Roma.