Curiosità

Claudia Jaguaribe

Claudia Jaguaribe
Roma, Istituto Italo Latino-Americano
fino al 28.III.2009

Un autobus in movimento percorre il centro storico di Roma. Attraverso i finestrini, sfumature di un quotidiano intriso di passato. Turisti e romani captano rapidamente questa dimensione unica…

In una città come Roma, si sa, il passato è condizionante. Claudia Jagauribe (Rio de Janeiro, 1955; vive a San Paolo) è stata altre volte nella Capitale, ma questa considerazione è stata lampante solo nel momento in cui ha iniziato a lavorare al progetto sulla città vista dall’autobus. Un invito che risale all’edizione del 2006 di FotoGrafia: da allora l’autrice è tornata un’altra volta, per un periodo di dieci giorni.
Percorsi romani, prima personale italiana della fotografa brasiliana, è la sintesi di un percorso mentale: ‘L’idea era quella di lavorare sul quotidiano di Roma, ma non sono un fotoreporter’, spiega. ‘Fotografare è per me l’atto di pensare, guardare e assemblare i vari pezzi. È un processo mentale di conoscenza e comprensione. Più che all’aspetto documentaristico della fotografia, quindi, sono interessata a comprendere le relazioni tra gli aspetti visuali e cerebrali’.
La macchina fotografica è quindi una sorta di bloc notes per l’artista, che ha studiato disegno e scultura all’Università di Boston, approdando alla fotografia solo a partire dalla fine degli anni ’80 (è un’ammiratrice, in particolare, del lavoro di Wolfgang Tillmans e Thomas Ruff): ‘Ho iniziato a fotografare perché ho sentito la necessità di uscire fuori dallo studio. Mi piace stare all’aria aperta, per vedere quello che succede intorno a me: la gente, le diverse situazioni’.

Lo scatto in sé è importante quanto il modo di presentare un lavoro fotografico. Ecco, allora, che la galleria dell’Iila diventa il contenitore di un racconto che si sviluppa su tre livelli. Il primo è quello degli scatti veloci della città in movimento, raggruppati in una sorta di visione simultanea che, poi, è quella che del passeggero attraverso il finestrino. Immagini condensate, stratificazioni in cui affiorano un semaforo in Piazza Venezia, un glicine in fiore, un angolo verdissimo di Via Giulia, i sampietrini a cui sono associate continue citazioni del passato. Non solo la memoria diretta delle antiche pietre, o le citazioni più ovvie, ma anche riferimenti subliminali, come quei capelli biondi - raccolti sulla nuca - di una donna vista di spalle: ‘Sembrano scolpiti nel marmo o dipinti da un pittore rinascimentale’…

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