In difesa del sampietrino. Il punto di Federico Mollicone

In difesa del sampietrino. Il punto di Federico Mollicone

di Federico Mollicone

Ammetto di esserci caduto più volte. Con la moto, l’auto e a piedi. Anzi, addirittura un’auto l’ho distrutta per colpa loro rischiando quasi la vita. Fatta questa premessa necessaria per anticipare i soliti “mia nonna si è rotta un femore per colpa dei sampietrini” vi spiego perché da anni, insieme a molte associazioni culturali e di tutela del paesaggio, conduco questa battaglia per la difesa dello storico selciato romano.

Alcuni cenni storici

Il sampietrino nasce sotto Sisto V, nel 1585, – il papa urbanista cui si deve l’attuale assetto ”moderno” della capitale –  per pavimentare la piazza di San Pietro che era, come la maggior parte delle strade di allora, in terra battuta. La pietra era ed è leucite a melilite di origine lavica, molto più dura del basalto, proveniente dalla colata lavica di 280.000 anni fa che venne usata dai Romani per tracciare via Appia Antica. Persino durante Roma capitale si diede grande impulso alla costruzione  e manutenzione del sampietrino con la cooperativa di abruzzesi fondata a Montecompatri nel 1890.

I nemici del sampietrino

A Roma in epoca contemporanea, si è arrivati ad un continuo e inesorabile degrado nella manutenzione dei sampietrini, fino alla perdita quasi totale della sapienza prevista per la messa in opera dei selci. Sempre più spesso nel corso degli anni gli uffici tecnici, oggi municipali, hanno autorizzato il bitume per la chiusura di scavi in strade con sampietrini. L’avvento dei nuovi gestori di telefonia e dell’adsl hanno fatto il resto. Scavi a ripetizione, alternati a quelli di luce e gas per le manutenzioni straordinarie, hanno provocato il collasso del massetto di molte strade anche minori. È questa la ragione per cui anche nelle strade secondarie del centro storico troviamo affossamenti paurosi che i più disinformati e disattenti sostenitori dell’asfalto scambiano per una responsabilità del selcio e non di chi ne ha fatto pessima manutenzione per anni.
Nel 2007, con Walter Veltroni sindaco di Roma e D’Alessandro assessore ai lavori pubblici assistiamo ad una vera e propria campagna di disinformazione sul sampietrino. Evidentemente la lobby dell’asfalto è più influente.  Già molti anni prima con l’architetto e consigliere comunale Fabio Rampelli e poi con Marco Marsilio che lo sostituì in Campidoglio prima che ci arrivassi anche io, lanciammo con le associazioni  una campagna per la tutela e la corretta manutenzione. Fortunatamente la battaglia è sempre stata, e continua, a essere trasversale. Non è questione di Destra e Sinistra. Gli schieramenti sono ben diversi e riguardano chi ha a cuore la tutela della nostra identità urbanistica e storica e chi, in nome di un malinteso modernismo e di altri interessi meno trasparenti, sostiene la rimozione sistematica del sampietrino dalle strade di Roma.

La battaglia di Via Nazionale e Piazza Venezia

Nell’inverno 2007 stavano già togliendo i preziosi e unici sampietrini in porfido rosso  diventati simbolo essi stessi dell’unità nazionale. Ci mobilitammo con le associazioni e poi ci fu, nel 2008, inaspettato il cambio di amministrazione. Con il nuovo sindaco Alemanno, l’assessore Fabrizio Ghera ai lavori pubblici bloccammo a cantiere aperto la rimozione dei sampietrini di via Nazionale. Fu emozionante sentire di avere un ruolo immediato e pratico nella tutela di quella che sembrava una battaglia impossibile. Il problema era convincere la Romeo, a cui Veltroni aveva dato un appalto da 800 milioni di euro, di cui solo 2/3 venivano effettivamente spesi per la riqualificazione stradale, a mettere in posa i sampietrini in modo corretto rifacendo tutte le gallerie dei sottoservizi. In realtà la Romeo usava pessimi subappaltatori che dalle ispezioni dell’Assessore Ghera e nostre  risultarono incapaci di fare un lavoro a regola d’arte. Tutta la concessione era un disastro e l’assessorato con la giunta decisero di rescinderla per rifare le strade dividendola in lotti e dando il lavoro alle ditte romane. Su Via Nazionale si impose il rifacimento a regola d’arte, ma soprattutto, e questa fu la grande novità si stabilì una manutenzione periodica laddove si creassero avvallamenti per via del traffico pesante. Nel primo tratto, quello fatto dalla Romeo, si dovette intervenire più volte. Nei tratti successivi molto meno. Ancora oggi, passando su Via Nazionale ci sono tratti che necessitano di manutenzione ma per il resto è  una pavimentazione resistente ed elastica come solo il sampietrino può garantire grazie alla manutenzione interrottasi con l’avvento della giunta Masini.

Sampietrino “bene culturale” tutelato e intoccabile

Oggi ci troviamo daccapo a dover difendere i sampietrini di Via Nazionale e di Piazza Venezia  da assessori e sindaci impreparati, che falsificano e fingono di non conoscere le vere differenze tra il sampietrino e l’asfalto, e che non si sentono di dover difendere quella che architetti e urbanisti considerano la “faccia orizzontale” della capitale oltre che un nostro marker distintivo nel mondo.
Le motivazioni tecniche addotte sono tutte false. Non è vero che l’asfalto costa meno del sampietrino correttamente manotenuto sul lungo periodo. Non è vero che l’asfalto sia più resistente e meno pericoloso del selcio romano e così via in una smentita totale su un’operazione assurda che autodistrugge, invece di valorizzarlo, il sampietrino romano. Senza considerare l’ultima proposta, quella di vendersi i sampietrini al miglior offerente poi fortunatamente rientrata, per quello che è: una enorme cazzata. A produrla l’assessore Pucci, già noto alle cronache per aver gestito il Giubileo di Roma, su cui lascio a chi legge ogni giudizio, ricordando solo le orribili strutture in vetro blindato e acciaio abbandonate per anni davanti alle Basiliche.
In realtà, noi riaffermiamo un dogma che deve essere tale anche e soprattutto per Roma capitale: il sampietrino è un “bene culturale” e in quanto tale vincolato dal MIBACT. E ci riferiamo solo e soltanto al sampietrino vero in leucite cavato dalle cave dei Colli Albani e non quello fake vietnamita, più chiaro e molto più friabile che si spacca subito con le escursioni termiche. Se è tutelato nessuna amministrazione può cancellarlo da piazze e strade principali storiche e in quanto tali tutelate.
Inutile qui soffermarsi su quanta e quale storia sia passata su Via Nazionale e Piazza Venezia. Storia che vincola quei luoghi anche perché legati alla Prima guerra mondiale di cui ricorre il centenario proprio quest’anno. E che fa l’amministrazione di Roma invece di renderle più belle? Le smantella e le oltraggia con l’asfalto. Assurdo e inaccettabile.

Una nuova mobilitazione

Chiamiamo, quindi, tutti alla battaglia insieme al Comitato in difesa del sampietrino. Comitato che chiede la tutela e la manutenzione dei selci, ma anche l’asfaltatura delle strade in semi centro e periferia. Migliaia di km di asfalto per i sostenitori forsennati di questo materiale per risanare le migliaia di buche che abbassano la nostra qualità della vita. Al di là dei partiti e delle fazioni. Non è una questione di destra e di sinistra. Dobbiamo salvare la nostra identità e con essa il nostro futuro e la riconoscibilità di Roma dall’idiozia e malizia dell’amministratore casuale di turno, affinché chi verrà dopo di noi non abbia a considerarci  come coloro che trasformarono il Colosseo in una fabbrica di salnitro e letame depredandolo dei marmi.

 

 

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