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Tutte le buche portano a Roma

Tutte le buche portano a Roma

Le strade dissestate della capitale sono state scelte come test per i nuovi modelli della Honda
di Marilena Bussoletti

Lo scooter o la moto, colore sempre scuro per non dare nell’occhio, e targa mascherata, sfrecciano per le strade della Roma antica.
In sella, un uomo in tuta e col casco integrale si guarda intorno furtivo, attento a non farsi notare dai passanti. Non è un rapinatore, come potrebbe sembrare al primo colpo d’occhio. È Lorenzo, un collaudatore dei prototipi della Honda, che misura con gli strumenti di bordo e con l’esperienza di guida come risponde il mezzo sul fondo stradale della città.

Lorenzo, ex pilota, da cinque anni tester della multinazionale delle due ruote, è uno dei sette motociclisti (due sono donne) che provano sulle dissestate vie della capitale i modelli delle moto prima di immetterli sul mercato mondiale. «Pochi lo sanno, ma tutta la nostra produzione viene testata sulle strade di Roma, che sono le più pericolose e difficoltose per via dei sanpietrini, delle buche, dei sette colli, del manto dissestato» spiegano al centro ricerca e sviluppo della Honda, dove sette giapponesi e 13 italiani fra ingegneri, tecnici, disegnatori e collaudatori studiano modelli, motori, e testano le due ruote destinate al mercato europeo.

Insomma, se uno scooter marcia bene sull’asfalto romano, poi può sfrecciare su tutte le altre strade del mondo.
Che caratteristiche deve avere quindi un mezzo per girare in sicurezza per le strade di Roma? «Occorrerebbe un carrarmato» scherza Lorenzo, che ha stilato un elenco delle vie ad alta densità di sanpietrini e buche.
«Tutto il centro storico di Roma, ma il tratto più rognoso è sicuramente quello tra piazza Venezia e i Fori Imperiali. Seguono via Nazionale, l’area che costeggia il Circo Massimo e il Colosseo.
È un miscuglio di sanpietrini, di dislivelli del manto stradale, di buche, che con la pioggia diventano davvero a rischio caduta».

È così che girando per la Roma antica alla Honda nel corso degli anni hanno perfezionato le sospensioni ideali per il mercato. «Devono essere più morbide rispetto ai modelli giapponesi per reggere l’impatto con le strade dissestate, ma non morbidissime, per poter girare anche su strade lisce.
E le ruote degli scooter devono essere più grandi rispetto alle piccoline dei giapponesi».

Test della Honda a parte, Roma è la capitale indiscussa delle buche, come sanno bene i 600 mila scooteristi che ogni giorno rischiano di cadere.
Col risultato di farla balzare fra le città italiane al primo posto per incidenti stradali sulle due ruote (va considerato il numero di abitanti e il diffusissimo uso di questo mezzo), come conferma l’ultima indagine Aci e Censis, e far piovere sul comune ogni anno una media di 700 cause civili per risarcimento. Senza contare le quotidiane controversie fra il Campidoglio e il Sulpm, il sindacato dei vigili urbani.

Polemizza Gabriele Di Bella, il segretario romano: «È un’emergenza continua, ci chiamano a casa per andare a piantonare anche per dieci ore le voragini che si aprono dopo la pioggia, e transennare le buche killer per moto e motorini. Ma se nessuno provvede a rifare il manto stradale, il problema a Roma non si risolverà mai».

L’assessore ai Lavori pubblici Giancarlo D’Alessandro spiega a Panorama: «Il comune deve provvedere alla manutenzione di 66 milioni di metri cubi di manto stradale.
Col sindaco Walter Veltroni abbiamo pianificato la primavera scorsa un programma straordinario di 50 milioni di euro. Ma per rifare tutte le strade ce ne vorrebbero 500».

[fonte: panorama motori]

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