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E il sampietrino conquistò Roma

E il sampietrino conquistò Roma

E il sampietrino conquistò Roma
Repubblica — 19 febbraio 2002 pagina 10 sezione: ROMA

Il sercio, alla romana; il selce, all’ italiana. Ed è quel blocchetto di pietra usato per la pavimentazione delle strade a Roma dal XVI secolo. Più noto come sampietrino, perché divenne emblematico di piazza San Pietro con una caratteristica pavimentazione decorativa, il cubetto di basalto è stato ritagliato dall’ antico basolato che si può ancora vedere, a lastre, in alcuni tratti delle vie consolari; squadrato su 12 centimetri, con una base molto rastremata, non è più alto di 17 centimetri. Storie Il basalto di origine vulcanica, originariamente proveniente dalle cave di Colonna, Vallerano, Frascati, Marino e Laghetto, è stato ricavato anche dal porfido dell’ Alto Adige e, ultimamente, perfino dalla Cina.
Fu messo in opera per ottenere un selciato uniforme e compatto, in grado di essere levigato dall’ attrito soprattutto dei carri e venne usato in maniera radicale da Sisto V nella grande sistemazione da lui compiuta tra il 1585 e il 1590, tanto che arrivò a selciare ben 120 strade. E ci fu anche chi scrisse un manuale su questa tecnica di pavimentazione: «Il discorso sul mattonato e selciato di Roma», autore il trattatista Guido Baldo Foglietta.
Sulla sua scia nel Seicento il sampietrino venne utilizzato in tutta la città; la diffusione delle carrozze, con l’ attrito logorante delle ruote, ne determinò il trionfo con una messa in opera che generò un vero e proprio artigianato. Nacque così l’ arte dei Serciaroli, artigiani dal grosso fisico, armati di «un martellone di legno, mazzapicchio, detto pilone», come lo definiva nel 1681 Filippo Baldinotti in un dizionario; un’ arte che consiste, allora come oggi, nel battere il cubetto di basalto con quello strumento, lungo quasi un metro e pesante sui 20 chili, nella sabbia gettata sul fondo della strada.
E si chiamavano tra loro con un soprannome quei Serciaroli: Asso de coppe, Tripicchia, er Gallo, Mandrella, Pasqualino de Testaccio, er Vaccaretto. Quest’ ultimo il più famoso, rimasto nella storia per la sua capacità di allineare sul suolo di una strada anche 6000 selci in un giorno, così da coprire 60 metri quadri. E il sercio è arrivato fino ai nostri anni, resistendo per quanto possibile al banale asfalto, preferito oggi perché più velocemente lavorato e più facilmente riparabile. A testimoniare la bellezza artigianale della pavimentazione con il sampietrino resta straordinaria quella di piazza del Campidoglio, realizzata nel 1940 dall’ ingegner Silvio Sensi, su progetto dell’ architetto Antonio Munoz, che s’ ispirò al disegno di Michelangelo. E così è stato anche per piazza Navona e piazza del Quirinale. Un artigianato che è un’ immagine di Roma, tanto che il sercio ha finito per entrare nella tradizione di un modo di dire, offrendo un’ immagine poetica della città: «Allustrà li serci», che vale per camminare oziosamente, andare serenamente a zonzo. – CLAUDIO RENDINA

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